Doppio colpo e sicurezza giuridica: così la Corte Suprema pone limiti all’Amministrazione finanziaria
La Corte Suprema ha fissato un criterio determinante sui limiti dell’Amministrazione Tributaria quando una liquidazione è stata annullata. Nella sua Sentenza del 29 settembre 2025, la Corte Suprema circoscrive e ridefinisce la dottrina conosciuta come il «doppio colpo».
Questo pronunciamento rafforza la sicurezza giuridica dei contribuenti ed evita che l’Amministrazione prolunghi i procedimenti mediante liquidazioni successive, una pratica che poteva generare situazioni di incertezza e di indefensione.tra

Che cos’è la dottrina del «doppio colpo»?
La dottrina del «doppio colpo» è una costruzione giurisprudenziale precedente che consentiva all’Amministrazione di emettere nuove liquidazioni in sostituzione di una precedentemente annullata, fintanto che non fosse prescritto il suo diritto di determinare il debito. La Sentenza della Corte Suprema del 29 settembre 2025 non crea tale dottrina, ma la circoscrive e la ridefinisce, fissando un limite chiaro: l’Amministrazione può emettere una sola liquidazione aggiuntivadopo l’annullamento della prima.
Dopo l’annullamento di una prima liquidazione, l’Amministrazione può emetterne una seconda per correggere il vizio rilevato, purché il suo diritto non sia prescritto. Con questa seconda liquidazione, il suo potere risulta definitivamente esaurito e non è più possibile emetterne una terza.
Pertanto, anche quando la seconda liquidazione presenti errori, siano essi formali o materiali, l’Amministrazione non potrà emettere nuove liquidazioni sugli stessi fatti. L’obiettivo è evitare procedimenti che si protraggano inutilmente e rafforzare la sicurezza giuridica, garantendo che l’Amministrazione agisca con diligenza, proporzionalità e rispetto dei principi fondamentali del Diritto Amministrativo.
Un caso con fino a quattro liquidazioni: l’origine del conflitto
Il caso risolto dalla Corte Suprema riguarda un’eredità gestita dall’Amministrazione finanziaria autonoma della Galizia nell’ambito dell’Imposta sulle Successioni. Il procedimento ha finito per accumulare quattro liquidazioni differenti.
In primo luogo, i contribuenti hanno impugnato alcune liquidazioni iniziali e il Tribunale Economico-Amministrativo Regionale (TEAR) della Galizia le ha annullate per difetto di motivazione, ordinando all’Amministrazione di emettere nuove liquidazioni. L’Amministrazione ha adempiuto a tale ordine ed ha emesso delle seconde liquidazioni.
Successivamente, l’Amministrazione ha dichiarato la decadenza del procedimento e ha aperto un nuovo fascicolo, che si è concluso con delle terze liquidazioni. Queste sono state nuovamente impugnate e il Tribunale Superiore di Giustizia della Galizia le ha annullate, ordinando l’emissione di quarte liquidazioni.
Questa reiterazione ha portato i contribuenti a proporre ricorso per cassazione dinanzi alla Corte Suprema, chiedendo che venisse chiarito se fosse giuridicamente possibile continuare a emettere nuove liquidazioni una volta emessa la seconda liquidazione.
La portata reale del «doppio colpo» tributario
La Corte Suprema concentra la propria analisi nel precisare il limite del «doppio colpo». Spiega che l’Amministrazione può emettere una seconda liquidazione quando la prima è stata annullata da un organo di revisione o da un tribunale. Tuttavia, tale seconda liquidazione ha una finalità strettamente limitata: correggere il vizio individuato e conformarsi a quanto stabilito dalla decisione che ha annullato il primo atto.
Il Tribunale è categorico nell’affermare che non esiste alcun fondamento giuridico che consenta di emettere una terza o ulteriori liquidazioni. Non è neppure rilevante la natura dell’errore presente nella seconda liquidazione. Che si tratti di un vizio formale o materiale, l’Amministrazione non può avviare un nuovo procedimento per emettere una terza liquidazione, poiché il suo potere di intervento si esaurisce con la seconda.
Questa interpretazione evita che i procedimenti si protraggano indefinitamente e che l’Amministrazione possa tentare di correggere i propri errori in modo reiterato, incidendo sulla sicurezza giuridica del contribuente.
I principi che sostengono la limitazione
La Corte Suprema fonda questa dottrina su diversi principi fondamentali del Diritto Amministrativo. In primo luogo, la sicurezza giuridica, che richiede che i cittadini sappiano a cosa attenersi e non rimangano indefinitamente esposti a nuove azioni dell’Amministrazione sugli stessi fatti.
Viene inoltre evidenziato il principio di buona amministrazione e quello di buona fede, che implicano che l’Amministrazione debba agire in modo efficace e non trasferire al contribuente le conseguenze dei propri errori. Consentire un numero indefinito di liquidazioni sarebbe incompatibile con tali principi.
Perché la terza e la quarta liquidazione erano improcedenti
Nel caso concreto, la Corte Suprema considera particolarmente problematica la decisione dell’Amministrazione galiziana di dichiarare la decadenza del procedimento per avviarne uno nuovo. Poiché in quel momento l’Amministrazione stava dando esecuzione a quanto ordinato dal TEAR, non poteva avvalersi della decadenza per svincolarsi da tale decisione e aprire un fascicolo del tutto nuovo che si concludesse con delle terze liquidazioni.
Non risultava inoltre giuridicamente ammissibile che il Tribunale Superiore di Giustizia della Galizia ordinasse l’emissione di quarte liquidazioni. Fino a questa sentenza, la dottrina del doppio colpo era stata interpretata in modo ampio, consentendo all’Amministrazione di emettere nuove liquidazioni finché non fosse decorso il termine di prescrizione. La Sentenza della Corte Suprema del 29 settembre 2025 circoscrive in modo definitivo tale dottrina e stabilisce che l’Amministrazione può emettere soltanto una seconda liquidazione in sostituzione della prima annullata, ma non una terza.
Doppio colpo: una dottrina chiara e definitiva
La sentenza stabilisce una regola chiara: l’Amministrazione può emettere solo una seconda liquidazione dopo l’annullamento della prima, e tale facoltà non si estende a un terzo atto né ad altri successivi. Questa interpretazione non ammette eccezioni e si applica indipendentemente dal tipo di errore presente nella seconda liquidazione.
«1) La facoltà riconosciuta all’Amministrazione di reiterare il contenuto degli atti in sostituzione di altri annullati —conosciuta nella prassi amministrativa e giudiziaria come doppio colpo—, a prescindere dalla natura del vizio o dell’infrazione giuridica concorrente —sia essa, dunque, di carattere formale o materiale—, le consente di emettere un secondo atto, precisamente quello volto a dare esecuzione a quanto previamente disposto in sede di revisione che lo ordina o lo abilita, secondo la sua natura; tuttavia, tale facoltà non autorizza a reiterare tale attività né a concretizzarla in un terzo o in ulteriori atti di liquidazione.
«2) In nessun caso e in nessuna circostanza è lecito che l’Amministrazione possa emettere un terzo atto e, ancor meno, altri atti amministrativi successivi, anche qualora il secondo atto presenti qualsiasi vizio, formale o materiale, in violazione dell’ordinamento giuridico. I principi generali di buona amministrazione e di buona fede, tra gli altri, si oppongono in modo assoluto a tale possibilità. Non è ammissibile concedere all’Amministrazione un’opportunità indefinita di ripetere atti amministrativi di imposizione fino a quando, infine, riesca, a discapito dei cittadini.»
Conclusione
La Sentenza della Corte Suprema del 29 settembre 2025 rappresenta un significativo passo avanti nella tutela dei contribuenti contro liquidazioni successive. D’ora in poi, l’Amministrazione Tributaria dovrà agire con maggiore precisione e responsabilità, poiché dispone di una sola ulteriore opportunità per correggere una liquidazione annullata. Una volta emessa la seconda liquidazione, è precluso all’Amministrazione emetterne una nuova.
Questo criterio rafforza la stabilità del sistema tributario e accresce la fiducia del cittadino, garantendo al contempo una maggiore sicurezza giuridica ed evitando che possa essere sottoposto a procedimenti interminabili o ad azioni reiterate dell’Amministrazione sugli stessi fatti.

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